
Pescara. «Quello avviato a settembre 2025 è solo un “dragaggetto” , la flotta di pescherecci non riesce a fruire del porto. L’intervento, ancora in corso, ha accumulato ormai un ritardo di almeno 4 mesi sul cronoprogramma: ha previsto la rimozione di circa 6.000 metri cubi di fanghi per un costo di oltre 500.000 euro. In realtà, per avere un’agibilità minima all’interno del porto canale bisognerebbe dragare 20/25.000 tonnellate di fanghi per un costo di almeno 10 milioni di euro, mentre per un dragaggio che liberi l’asta fluviale occorrerebbe rimuoverne almeno 50/60.000, per un costo di almeno 25 milioni di euro. Cifre che, al momento, la formidabile ed efficiente filiera di governo della destra non è stata in grado di rintracciare».
Ad affermarlo sono il Vicepresidente del Consiglio regionale, Antonio Blasioli, e il gruppo comunale di centrosinistra di Pescara.
“Al momento sono stati rimossi solo 3.000 dei 6.000 mc previsti, e con costi incredibili, perché è stato necessario allestire lo spazio per accumulare 11 montagnole da 500 mc l’una sulla banchina del porto fronte vasca di colmata”, dettaglia Blasioli, “I cumuli, una volta rimossi, verranno rimpiazzati da nuovi cumuli, che rimarranno sulla banchina ancora per molto tempo data la recente proroga dell’ordinanza autorizzativa da parte dell’Autorità Portuale fino alla conclusione delle operazioni di carico, trasporto e conferimento a destinazione finale dei sedimenti di dragaggio. Il cantiere, che già porta un ritardo di 4 mesi, è di fatto bloccato fino alla rimozione di quei fanghi, data la mancanza di spazio per accumularne di nuovi e andare avanti. E quel poco che è stato rimosso dal fiume non è più sufficiente a garantire serenità agli equipaggi in fase di entrata e uscita dal porto”
“Dobbiamo poi registrare il silenzio assoluto da parte di Arap sui lavori del porto”, incalza il dem, “: non c’è traccia di nuovi provvedimenti dopo la revoca dell’appalto, avvenuta nell’autunno 2025, dei lavori di completamento del pennello di foce e della scogliera di radicamento, parte della più complessa operazione di deviazione della foce del fiume. Sul Piano Regolatore Portuale, fermo al Comitato Via nazionale, leggiamo che sarebbe arrivato il tanto sospirato parere del Ministero della Cultura, che, con molte prescrizioni attuative, potrebbe almeno chiudere una procedura avviata formalmente nell’agosto 2024 dopo una lunghissima gestazione”.
“Insomma, ritardi su ritardi che gridano vendetta. I pescatori sanno bene che si sta procedendo per tentativi, dato che i soldi non ci sono, e per questo le loro preoccupazioni sono più che fondate. Carte alla mano, la destra di Meloni, Tajani e Salvini ha abbandonato Pescara e il suo porto”, concludono Blasioli e il gruppo Pd.



