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Chieti

Eolico nel mare tra Vasto e Termoli, parte la fase di scoping con gli enti sul progetto ‘Rospo Offshore’

Lo scorso 28 gennaio il Ministero dell’Ambiente ha avviato la cosiddetta fase di “scoping” sul progetto eolico offshore “Rospo offshore”, nel tratto di Adriatico tra Termoli, Vasto e le isole Tremiti.

E’ la fase in cui si definiscono i contenuti dello Studio di Impatto Ambientale.

Si tratta di un progetto da 3,7 miliardi di euro, per 67 torri da 15 MW ciascuna e potenza complessiva di 1005 MW. Gli aerogeneratori verrebbero posizionati su fondazioni fisse al fondo marino e avrebbero un altezza massima di 270 metri. La distanza minima dalla costa sarebbe di 21,5 km da quella molisana e di circa 30 km da quella abruzzese.

Un cavidotto collegherebbe l’impianto a mare con la terraferma all’altezza del promontorio di Punta Penna a Vasto, proseguendo poi fino in Val Pescara dove sarebbe realizzato anche un sistema di accumulo dell’energia BESS da 350 MW, con 490 container (localizzato all’altezza della dell’allacciamento tra A25 e A14).

Il Forum H2O in generale ritiene che l’eolico offshore abbia un potenziale importante, con meno problematiche rispetto agli impianti a terra. Dobbiamo abbandonare le fossili il prima possibile sia per gli impatti sulla salute della popolazione di pozzi, raffinerie ed emissioni sia per la crisi climatica in atto; le rinnovabili sono ormai tecnologicamente avanzate e testate così come le batterie di stoccaggio. Il che non vuol dire esaminare in maniera superficiale un progetto di tale entità, anche sotto l’aspetto economico e dei costi/benefici.

Per questo riteniamo che gli enti coinvolti debbano puntualmente indicare tutte le problematiche da analizzare nello Studio di Impatto Ambientale, nonché le questioni da approfondire e i metodi da utilizzare. Il tutto possibilmente senza cadere in ipocrisie sul paesaggio, soprattutto da parte di quegli enti, ad esempio il comune di Vasto, che non perdono occasione per promuovere l’ulteriore cementificazione e antropizzazione della costa che ha già raggiunto livelli insostenibili. Ogni effetto deve essere analizzato in maniera oggettiva e senza retorica.

Impianti di questo genere e di questa portata comportano ovviamente alcuni impatti che devono essere attentamente valutati. Ad esempio, la torre eolica più vicina è a soli 700 metri dalla Zona di Protezione Speciale per gli Uccelli delle Tremiti; l’impianto bordeggia inoltre una Important Bird Area ed è noto che quella delle collisioni tra uccelli e pale sia una problematica da affrontare.

Certo fin da ora sconcertano alcuni gravi errori presenti nella documentazione, visto che tra i siti Natura2000 interessati direttamente o indirettamente dal progetto non si cita quello di Punta Aderci quando verrebbe attraversato, secondo le stesse carte depositate dal proponente, dal cavidotto che collegherebbe le torri con la terraferma. Preoccupa ancora di più il fatto che lo stesso Ministero non se ne sia accorto citando nella lettera inviata agli enti solo i siti “Calanchi di Bucchianico” e “Isole Tremiti”. Se queste sono le premesse, non ci siamo proprio.

Esprimiamo poi perplessità sul fatto che a presentare il progetto da 3,7 miliardi di euro sia una società SRL. Quali sono le capacità tecniche e le garanzie che tale società può mettere in campo davanti a una sfida di tale genere? Per dire, non vorremmo perdere tempo davanti a un progetto meramente “esplorativo”.

Le due regioni, le agenzie regionali per la protezione ambientale, i comuni, la soprintendenza e tutti gli altri enti coinvolti sono chiamati quindi ad uno scrutinio preliminare sulla qualità degli studi che la società dovrà produrre a supporto del suo progetto. Un momento delicato perché dopo non si potranno accampare scuse o recriminazioni.

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