Lavoro e rischio incidenti: età media troppo alta nei cantieri, occorrono ricambio generazionale e uscita anticipata

Teramo. Secondo l’Osservatorio di Bologna sugli infortuni sul lavoro, la nostra regione è maglia nera d’Italia, con un indice di 24,2 decessi per milione di abitanti: così, a detta del presidente della CNA provinciale di Teramo, Alfredo Martinelli, che nella vita è imprenditore edile, “occorre comprendere quali siano i nodi critici che Inail e associazioni di categoria monitorano costantemente nel territorio regionale, ma soprattutto individuare i possibili rimedi”.
A detta di Martinelli, più fattori concorrono a elevare la soglia del rischio: a cominciare dall’invecchiamento della forza lavoro, con conseguente declino fisico e crescita delle malattie professionali. “In Abruzzo – dice – la fascia d’età tra i 55 e i 64 anni è statisticamente quella più colpita da infortuni gravi e mortali. Con un’età media che sfiora i 47 anni nei cantieri, i riflessi e la resistenza alle sollecitazioni fisiche diminuiscono, aumentando la probabilità di cadute dall’alto, causa di oltre il 54% degli incidenti nel settore». Situazione che fa il paio con lo sviluppo delle malattie professionali, spesso preludio a incidenti più gravi.
Tra le ragioni peculiari che hanno reso in Abruzzo e in particolare nel Teramano lo scenario fortemente problematico, la pressione produttiva senza precedenti che si è verificata sul territorio: “Abbiamo vissuto una pressione produttiva senza precedenti, con gli eventi sismici del 2009 e del 2016, il Superbonus e il Pnrr – aggiunge Martinelli – e l’elevato numero di cantieri aperti contemporaneamente, spesso di piccole dimensioni, rende più complessa la vigilanza e la manutenzione dei presidi di sicurezza”.
Un quadro – quello delle problematiche relative all’invecchiamento della forza-lavoro – che si collega direttamente alla difficoltà di reperimento di manodopera, come anche a livello nazionale la Cna non smette mai di segnalare: “n Abruzzo la difficoltà di reperire operai specializzati e manovalanza sfiora il 60%, con un evidente riflesso sulla sicurezza. La mancanza di personale qualificato costringe spesso i lavoratori esperti a turni più lunghi o a sopperire alla mancanza di figure di supporto, aumentando lo stress correlato al lavoro e il rischio di errore umano”.
Come se ne esce, allora? A detta del presidente della CNA di Teramo attraverso la combinazione di più elementi, come ad esempio le agevolazioni pensionistiche: “L’Ape Sociale, che ad esempio ai lavoratori edili permette di andare in pensione a 63 anni e 5 mesi con 32 anni di contributi, resta lo strumento principale per favorire il turnover generazionale, anche se questo non colma il gap tra l’uscita dei senior e l’ingresso dei giovani. Servirebbero riforme più strutturali sull’anticipo pensionistico e nel contempo agevolare e finanziare i progetti di reperimento e formazione della manodopera». Una via potrebbe averla indicata proprio la CNA attraverso il protocollo firmato con il Ministro dell’Istruzione e del Merito Valditara: ovvero il progetto sui corridoi professionali, che permetterà l’apertura in Egitto di una scuola professionale in cui saranno formati giovani che impareranno la lingua italiana, le nostre regole e i mestieri più richiesti dalle imprese, e potranno arrivare in Italia in maniera regolare, con un posto di lavoro pronto e la disponibilità di un’abitazione per tre mesi”.



