Lavori pubblici, “amministrazione a Teramo racconta il nulla”
La replica dei consiglieri di opposizione alla conferenza fiume

“Otto anni di governo cittadino, una giunta composta da 9 assessori, il sindaco e il presidente del Consiglio comunale: 11 figure politiche per una spesa netta che supera i 600mila euro l’anno, a cui si aggiunge un apparato amministrativo che nel tempo ha raddoppiato il numero dei dirigenti e portato avanti oltre cento assunzioni tra concorsi, Pnrr e ricostruzione. E il risultato di tutto questo sarebbe la conferenza stampa fiume di ieri?”.
I consiglieri comunali di opposizione rispondono così alla conferenza di ieri dell’amministrazione sui lavori pubblici.
“Un’ora e mezza di prosopopea per raccontare per il 90% fatti già noti, già annunciati, già previsti. I pochi cantieri effettivamente avviati raccontano una realtà ben diversa: raddoppio dei costi quando va bene, lavori fermi quando va male, bloccati da problemi di gestione o da criticità di cantiere. Una conferenza che è sembrata più una captatio benevolentiae nei confronti di cittadini ormai saturi di promesse, stanchi di un’amministrazione che sa coniugare i verbi solo al futuro”.
“Prendiamo il biodigestore: presentato come grande progetto, è in realtà un sogno da 15 milioni di euro di mutuo, che finirà sulle spalle dei teramani. Tutto il resto emerge a un mese dalla gara, nonostante il “grande apparato” tecnico-amministrativo di cui l’amministrazione dispone. L’Ipogeo? Un’opera costata il doppio, che doveva durare sei mesi e si è protratta per tre anni. Piazza Verdi è diventata un’intera area ostaggio di cantieri fantasma o, nel migliore dei casi, di cantieri-lumaca: 80 parcheggi sottratti ai cittadini, degrado crescente, strutture che si deteriorano per le lungaggini e spazi pubblici trasformati di fatto in discariche. E il Braga? Passato da luogo di accumulo dei rifiuti del Mercato coperto a cantiere in stallo. Dopo otto anni, questo sarebbe il ritmo, il piglio con cui dare avvio finalmente i lavori? È inutile continuare a dare la colpa alle “vicissitudini”: la responsabilità dei ritardi è tutta politica ed è di questa amministrazione. Si sbandiera l’avvio dei lavori alla scuola Savini, quando dopo otto anni si devono spendere 150mila euro solo per rimuovere il guano dei piccioni. Perché non sono state introdotte soluzioni prima? All’interno c’è stata per anni una vera e propria bomba ecologica, e oggi il cantiere non può partire se non viene bonificato”.
E ancora: “Sembra quasi che ci si sforzi di fare peggio, di spendere di più, di scegliere sempre la strada più inefficiente. La Centrale della Cona, con milioni di euro spesi per ‘attraversare la strada’, ne è un esempio. Il Municipio poi, resta l’emblema di questa grande squadra che in realtà produce ritardi, aumenti dei costi e confusione. E la ciclovia? Davvero abbiamo il coraggio di annoverarla tra le opere di cui vantarsi, quando persino chi l’aveva richiesta, la Fiab, l’ha poi contestata? L’asilo nido ‘La casetta sul fiume’ doveva riaprire a settembre 2025, poi a gennaio, poi nella conferenza di ieri si parla di settembre prossimo. Ma stiamo governando una città o giocando al lotto con le date? La scuola San Giuseppe procede con il passo di una formica. Nel frattempo, a fronte di un raddoppio del carico amministrativo, dirigenti duplicati e un apparato cresciuto di oltre 120 unità, questi sono i risultati. E per raccontarli si schiera mezza giunta, il sindaco e tre assessori, di cui solo quello ai lavori pubblici Marco Di Marcantonio prende realmente la parola, mentre i dirigenti presenti non vengono neppure fatti intervenire, nessuno di loro viene interpellato. Per raccontare cosa? Un’autocelebrazione che avrebbe dovuto essere, al contrario, un’ammissione di responsabilità. Questa amministrazione dovrebbe chiedere scusa, non impiegare un’ora e mezza a raccontare il nulla”.
Per l’opposizione, “c’è poi il capitolo sociale. Il sindaco (che è stato anche coordinatore delle Anci coinvolte dal sisma,e questo è tutto dire) oggi è delegato Anci all’immigrazione. Eppure, Teramo non ha un dormitorio, non ha una risposta strutturata per l’accoglienza e la gestione dell’immigrazione. Anche qui, grandi titoli, pochi risultati. Infine, lo stadio: 12 milioni di euro. Per cosa? Finalizzati a cosa? Un altro grande scempio, senza una visione chiara. E i parcheggi: una gestione superficiale dei lavori pubblici ha portato alla perdita di metà dei posti auto, senza soluzioni tampone, ostaggio di cantieri e di costi dei biglietti esorbitanti. Un’amministrazione si giudica non dalla quantità delle parole spese, ma dalla coerenza tra risorse impiegate, decisioni assunte e risultati prodotti. Quando il racconto pubblico si dilata per supplire all’assenza di esiti concreti, il rischio è quello di scambiare la narrazione per il governo e l’annuncio per l’azione. Dopo otto anni, Teramo ha diritto a una gestione che sappia misurarsi con i limiti emersi, riconoscere gli errori e restituire centralità al principio di responsabilità amministrativa, senza il quale ogni programma, per quanto ambizioso, resta lettera morta”.



