Processo palestinesi: Yaeesh condannato a 5 anni e mezzo per terrorismo
Contestazioni in aula: assolti altri due imputati

L’Aquila. La Corte d’Assise dell’Aquila ha condannato il palestinese Anan Yaeesh alla pena di 5 anni e 6 mesi di reclusione nel processo per associazione con finalità di terrorismo.
La decisione è stata letta dal presidente del collegio, Giuseppe Romano Gargarella, al termine della camera di consiglio durata circa 6 ore.
Assolti gli altri due imputati, Ali Irar e Mansour Doghmosh. Yaeesh, detenuto a Melfi, ha seguito la lettura del dispositivo in collegamento; Irar e Doghmosh erano in aula. L’accusa aveva chiesto fino a 12 anni per Yaeesh, 9 per Irar e 7 per Doghmosh. Le difese avevano chiesto l’assoluzione contestando l’impianto accusatorio. Alla lettura della sentenza sono state forti le reazioni in aula da parte di manifestanti pro pal.
Il collegio difensivo di Anan Yaeesh, giovane palestinese condannato oggi a cinque anni e mezzo per associazione a delinquere con finalità di terrorismo, annuncia ricorso dopo la sentenza di primo grado della Corte d’Assise dell’Aquila.
“L’istruttoria dibattimentale, a nostro giudizio, ha dimostrato l’assoluta insussistenza di alcuna finalità di terrorismo – ha dichiarato l’avvocato Flavio Rossi Albertini – .
Prendiamo atto della sentenza, non possiamo fare altro che prendere atto di questa decisione, però siamo assolutamente persuasi di poter portare avanti le nostre ragioni nei successivi gradi di giudizio”.
Il legale ha spiegato che, una volta lette le motivazioni, la difesa presenterà appello.
“Leggiamo le motivazioni della sentenza a cui faremo sicuramente appello”, ha detto, indicando anche i passaggi successivi in caso di esito sfavorevole: “Qualora la Corte d’Appello dovesse comunque disattendere, andremo in Cassazione, fino ad arrivare anche alla Corte europea dei diritti dell’uomo, se fosse necessario”.
Rossi Albertini ha quindi richiamato la posizione dei due imputati assolti, Ali Irar e Mansour Doghmosh, sottolineando che “erano già stati scarcerati” da una decisione della Corte di Cassazione che aveva ritenuto insussistenti i “gravi indizi di colpevolezza”. In sede di rinvio, ha aggiunto, il Tribunale della Libertà dell’Aquila aveva preso atto del pronunciamento e disposto l’immediata scarcerazione. “Rispetto a quel compendio probatorio – ha rimarcato – non è stato aggiunto nulla nel corso dell’istruttoria dibattimentale, cosicché l’assoluzione, almeno a nostro giudizio, rappresenta un atto dovuto”.
Le indagini di Digos L’Aquila e del Servizio antiterrorismo della Direzione centrale della polizia di prevenzione hanno sostenuto l’esistenza di una struttura operativa militare, il “Gruppo di Risposta Rapida – Brigate Tulkarem”, ritenuta articolazione delle “Brigate dei Martiri di Al-Aqsa”, indicate come organizzazione terroristica con finalità di compiere atti di violenza a scopo terroristico. Nel dibattimento, la difesa ha contestato l’impianto accusatorio, sostenendo che non sarebbero emersi elementi diretti di atti violenti contro civili attribuibili agli imputati.



