
Sant’Omero. Sanità a dieta solo a Teramo, con la Val Vibrata paga il conto dei tagli. Inizia così la nota diffusa dal Comitato Civico per la Tutela dell’Ospedale Val Vibrata e della Sanità Pubblica alla luce dell’atto aziendale che non sembra aver superato l’ok dalla Regione.
“In questi giorni la Regione Abruzzo sta negando l’istituzione di due Unità Operative Complesse fondamentali: la Chirurgia Generale dell’Ospedale di Sant’Omero e le Malattie Infettive di Teramo. Nella legge regionale di riordino della rete ospedaliera del dicembre 2023 entrambe erano previste come UOSD; successivamente, nell’Atto Aziendale della ASL di Teramo, erano state invece legittimamente elevate a UOC. Oggi però la Regione, attraverso Agenzia Sanitaria e Dipartimento Sanità, rifiuta questa scelta e impone un passo indietro, richiamandosi al DM 70 e ai bacini di utenza” si legge in una nota del Comitato.
Ma il DM 70 vale solo per Teramo?
Se si guarda alla Chirurgia Generale, la ASL dell’Aquila – che ha un bacino di utenza inferiore a quello di Teramo – dispone di tre UOC: all’Aquila, ad Avezzano e a Sulmona. A Teramo, senza Sant’Omero, ne resterebbero solo due. Una disparità evidente e difficilmente giustificabile.
Lo stesso accade per le Malattie Infettive. Secondo la programmazione regionale oggi ribadita, a Teramo sarebbe consentita solo una UOSD, mentre a L’Aquila esistono una UOC e una UOSD, a Chieti una UOC e una UOSD, a Pescara una UOC e una UOS. Anche in questo caso Teramo è l’unico territorio a cui viene chiesto di rinunciare.
A pagare il prezzo più alto è la Val Vibrata, ospedale di confine che dovrebbe essere tutelato e rafforzato proprio per contrastare la forte mobilità passiva verso le Marche, che sottrae risorse alla sanità abruzzese. Invece viene progressivamente indebolito.
Emblematico è il caso del Punto Nascita di Sant’Omero, unico in Abruzzo a perdere la UOC nonostante superi stabilmente, anche nel 2025, la soglia dei 500 parti, mentre presìdi come Lanciano e Sulmona, che non raggiungono questo numero, la mantengono.
A questo si aggiungono carenze di personale ormai gravi in reparti strategici come Medicina Interna, Terapia Intensiva, Pediatria, Cardiologia e Pronto Soccorso, con conseguenze dirette sulla sicurezza e sulla qualità dell’assistenza.
Infine, l’Ospedale Val Vibrata sconta anche una gestione incomprensibile dei posti letto: 18 posti, tutti nell’area medica tra Medicina Interna e Lungodegenza, previsti dalla programmazione regionale, non sono mai stati attivati dalla ASL.
Il Comitato Civico per la Difesa dell’Ospedale Val Vibrata e della Sanità Pubblica porta avanti da oltre un anno questa battaglia per tutelare i diritti dei cittadini del territorio. Dopo le ultime vicende, chiediamo ai rappresentanti istituzionali, a partire dai sindaci, di prendere piena coscienza della situazione, di abbandonare le logiche di parte e di difendere con determinazione la Val Vibrata: facendo i semplici gregari, questo territorio non potrà mai vincere la sua partita”.



