Gli studenti del Delfico tornano a scuola “ma la battaglia continua”
Le classi quinte dello Scientifico fanno un passo indietro

Le due classi quinte dello Scientifico hanno deciso di rientrare a scuola “lunedì, in qualità di ragazzi maturi, responsabili e seri, sappiamo che dovremo affrontare un esame molto difficile, forse più degli altri anni, e quindi non possiamo più perdere ore, anche se rientrare lì non era la cosa che ci saremo augurati, sopratutto dopo che ci abbiamo messo la faccia”.
Da mercoledì i ragazzi non hanno fatto ingresso in aula nei Musp per protesta contro gli spazi messi a disposizione e chiedendo di essere trasferiti al Forti.
“Questo non significa che non continueremo la nostra battaglia, andremo avanti come abbiamo fatto fino ad adesso (perdendo ore di formazione per i nostri diritti). Lunedì abbiamo convocato un comitato studentesco per discutere della questione”.
LA LETTERA “Dopo il sequestro dell’edificio storico del Delfico, alcuni studenti del Liceo Scientifico hanno vissuto un calvario fatto di spostamenti continui: dall’Einstein con turni pomeridiani e in seguito prima al Forti, poi al Consorzio di Viale Mazzini, fino all’attuale collocazione presso il MUSP della Cona. Un percorso che ha dell’incredibile, soprattutto se confrontato con quello di altri studenti che hanno ricevuto sistemazioni immediate e dignitose presso il Forti e il Pascal.
Le criticità che viviamo quotidianamente non sono capricci adolescenziali, ma problemi concreti che minano il nostro diritto allo studio.
L’assenza di un atrio ci priva di quegli spazi di socialità che, dopo anni di isolamento dovuto al Covid, sono diventati fondamentali per il nostro benessere psicologico. Ci vietano i cellulari in nome della socializzazione, ma cosa ci offrono in cambio? Corridoi angusti e nessuno spazio di incontro.
La distanza dalla segreteria e dai professori crea difficoltà burocratiche insormontabili: come si fa a gestire un permesso d’uscita urgente quando gli uffici sono in un altro edificio? Non abbiamo nemmeno un bar dove poter fare colazione, un diritto che sembra banale ma che è parte della normalità scolastica.
Ma ciò che ferisce davvero non è il disagio materiale, è sentirsi invisibili. È il non essere ascoltati da chi dovrebbe per prima garantire pari diritti tra gli studenti. Perché sempre le stesse classi a essere penalizzate? Perché il Liceo Scientifico deve peregrinare mentre il Classico ha trovato sistemazione stabile? Gli studenti hanno forse un peso e un valore diverso? Le dirigenti hanno forse responsabilità diverse?
Abbiamo provato a dialogare, a proporre soluzioni. Abbiamo chiesto se fosse possibile almeno una rotazione, in modo che tutte le classi potessero condividere equamente i disagi del MUSP. La risposta è stata un secco NO. Nessun confronto, nessuna spiegazione, nessuna apertura.
Ci hanno sempre detto che saremo i dirigenti, i presidenti, le donne e gli uomini che governeranno il futuro. Bene, cosa ci state insegnando con il vostro esempio? Che comandare significa decidere senza interloquire? Che il dialogo è un lusso riservato a chi ha già voce? Che alcune persone valgono più di altre e questa gerarchia va semplicemente accettata?
Noi abbiamo scelto questa scuola. Siamo rimasti nonostante ci abbiano tolto il nostro edificio, perché credevamo che la Scuola fosse fatta di insegnanti, dirigenti e personale pronti a prendersi cura di noi. Ma se anche questo viene meno, se la cura e l’ascolto spariscono, allora la Scuola non è più tale ed è destinata a morire, a finire, a terminare di esistere.
Abbiamo scelto il Liceo Scientifico Delfico con indirizzo di Scienze Applicate. Ma non abbiamo laboratori. Non abbiamo palestra. Non abbiamo atrio. E, cosa ancora più grave, non abbiamo adulti che ci sostengono nel rivendicare il nostro diritto a un’istruzione dignitosa.
Come si può studiare scienze applicate senza applicare nulla? Come si può parlare di metodo scientifico senza sperimentazione? Come si può formare il pensiero critico negando agli studenti il diritto di esprimerlo?
Non chiediamo privilegi. Non chiediamo l’impossibile. Chiediamo equità nella gestione dell’emergenza. Chiediamo che i disagi siano distribuiti in modo giusto, non sempre sulle spalle delle stesse classi. Chiediamo di essere ascoltati quando proponiamo soluzioni. Chiediamo che le decisioni che riguardano la nostra vita scolastica quotidiana vengano prese almeno consultandoci.
Chiediamo, in sostanza, di essere trattati come cittadini con pari dignità e non come studenti di serie B.
Evidentemente le classi destinate a girovagare sono fatte di ragazze e ragazzi con un peso e un valore minore di altri. Almeno questo è il messaggio che riceviamo ogni giorno. Un messaggio che rifiutiamo con forza.
Vogliamo essere ascoltati. Meritiamo rispetto. Abbiamo diritto a un’istruzione degna di questo nome”.



